Vince Abele Malpiedi con l’opera “mi odio” la Trentesima Biennale

E’ l’italiano Abele Malpiedi, con la sua opera “Mi odio”, il vincitore del Premio Internazionale “Città di Tolentino” dedicato all’arte umoristica sul tema l’Odio. La Trentesima Biennale ha visto anche assegnare il Premio “Luigi Mari”, sul ritratto caraturiale, alla Frida Kahlo dello spagnolo Omar Alberto Figueroa Turcios.

Un’opera, quella di Malpiedi, che stimola la partecipazione del pubblico, che può entrare in contatto con il cartonato della bocca e degli iconici baffi del più odiato dittatore della storia (mai nominato), ritratto dentro una “cornice Instagram”. Così il fruitore, facendo combaciare la propria silhouette con quella della figura, viene invitato a scattarsi un selfie. “In ognuno di noi – scrive Malpiedi – è presente quel sentimento di distruzione, sia esso latente o manifesto a livello mentale, verbale o fisico”. Il personaggio rappresentato diventa allora “simbolo di quell’impulso che può portarci a commettere crimini contro l’umanità e l’ecosistema”, con lo spettatore chiamato ad “una sorta di “mea culpa” e di presa di coscienza per riflettere sull’impatto delle nostre azioni”.

La giuria della Biennale ha infatti scelto “Mi odio” come “contributo ad irridere se stessi – si legge nella motivazione -. Invita lo spettatore ad essere attore, stravolge la tecnica del selfie per obbligare a mettersi in gioco attraverso lo smartphone. Particolarmente significativo il gioco ossimorico della scrittura “mi odio” e il terribile riferimento nel like al dramma dell’olocausto”.

Malpiedi, originario di Recanati, torna al concorso che nel 2011 lo vide trionfare nella categoria speciale delle “Stelle emergenti”.

Secondo posto per il croato Mojmir Mihatov con “Without words”, terzo Constantin Sunnerberg (Belgio) con l’opera “Hatred”. Segnalazioni per “Handle with care” di Pietro Gottuso (Italia), “Racial Hatred” di Izabela Kowalska-Wieczorek (Polonia), “Oddio” di Francesca Leoni (Italia), “Salvation address” di Ning Bin (Cina), “Under cover” di Heidari Sorjani Shahrokh (Francia), “Compro Oro” di Andrea Simonetti (Italia) e “Odio persino l’insignificante” di Angel Ramiro Zapata Mora (Colombia).

La giuria ha quindi deciso di concedere il Premio Mari all’opera su Frida Kahlo, con questa motivazione: “Icona del Novecento ritratta nella sua qualità di pittrice la quale, con il suo gran cuore, che qui la rappresenta, trasforma l’arte in impegno civile”. Secondo Erico Junqueira Ayres (Brasile) con la sua interpretazione di Amy Winehouse e segnalazioni per il Marty Feldman di Fabrizio Cotogno (Italia) e “Angela” di Robert Rousso (Francia).

Così ieri, giovedì 21 novembre, nella Sala Mari di Palazzo Sangallo, sede del Museo dell’Umorismo, si sono susseguite molte emozioni, accese durante il vernissage dell’esposizione delle 52 opere selezionate (visitabile fino al 26 gennaio 2020). Il concorso ha confermato il suo ampio respiro internazionale, con ben 620 lavori pervenuti da 239 autori, in rappresentanza di 46 nazioni.

Un museo che è una delle grandi intuizioni della città di Tolentino – le parole del direttore artistico della Biennale Evio Hermas Ercoli -. Celebriamo il trentesimo anniversario della manifestazione, sintomo di un premio che ha una longevità che parla da sola. Senza dubbio è il riconoscimento più importante delle Marche per continuità e partecipazione”.

Il sindaco di Tolentino Giuseppe Pezzanesi ha dato il plauso alla collaborazione portata avanti da sette anni con Popsophia “che ha rilanciato la Biennale, la storia stessa della nostra città, trasformandola in una festa di tutti, con una partecipazione di pubblico che ci onora”. Presenti, l’assessore alla Cultura Silvia Tatò, la vicesindaco Silvia Luconi e l’assessore regionale Angelo Sciapichetti.

Quindi la sera, un Politeama sold out è stato teatro delle premiazioni, con uno spettacolo che ha visto diversi conferimenti speciali: a Degrado Postmezzadrile (premio Accademia Teatro); a lercio.it (premio Accademia Social); a il Terzo Segreto di Satira (premio accademia Video); a Iginio Straffi (premio alla carriera per il patron della Rainbow).

L’appuntamento è stato un susseguirsi di performance e risate, occasione per parlare dei nuovi linguaggi dell’ironia. Si è partiti dall’irriverenza di Degrado Postmezzadrile, che sorride dei difetti del territorio facendo satira delle Marche e della “marchigianità”. Gli autori di lercio.it hanno poi raccontato la loro esperienza, fatta di una comunità che dà vita ad un contenitore che produce fictional news. News false, che sembrano più vere del vero nel giornalismo sensazionalistico, e che innescano la macchina degli haters. Quindi, il collettivo del Terzo Segreto di Satira ha mostrato alcuni suoi cortometraggi, che ragionano sull’odio e sull’attualità, a partire dall’odio contro gli odiatori mostrato in “Il buonista col mitra”. Infine, il saluto del comico marchigiano Piero Massimo Macchini trasformatosi per l’occasione in “filosofotto”.

L’odio è il tema principe dei nuovi linguaggi della satira contemporanea – ha fatto il punto la direttrice di Popsophia Lucrezia Ercoli -. Il digitale ha reso il fenomeno dell’odio dilagante. Ma non è la tecnologia ad essere maligna, si limita ad amplificare ciò che già siamo. E gli artisti della Biennale dell’Umorismo hanno mostrato il legame stringente tra l’attualità e la nostra storia e identità”.

 

Contenuto inserito il 22/11/2019
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