Nuovo regolamento di Polizia Rurale

Dopo 13 anni dalla sua prima approvazione, dopo un attento lavoro di revisione da parte dell’Amministrazione comunale e degli uffici preposti, è stato approvato il nuovo Regolamento di Polizia Rurale disciplinante le attività nelle zone agricole e a vocazione naturalistica del territorio comunale, la tutela e salvaguardia del territorio stesso, la regimazione delle acque nell’esercizio delle pratiche agricole, la protezione della vegetazione arborea ed arbustiva, la manutenzione delle strade rurali, la tutela della pubblica incolumità.

Infatti in considerazione del fatto che nel corso degli anni si sono succedute norme che hanno reso incompleto o di difficile applicazione il suddetto regolamento in particolare per quanto attiene all’utilizzo di fitofarmaci e diserbanti in agricoltura, (lavaggio delle attrezzature impiegate per la distribuzione di fitosanitari e loro coadiuvanti, allo smaltimento di contenitori di fertilizzati o fitofarmaci, ecc), l’Ufficio Ambiente ha raccolto ed esaminato le diverse molteplici problematiche relative alla gestione delle attività agricole e la tutela del territorio rurale.

Con l’intento di dare soluzione a tali problematiche, di approvare un idoneo strumento normativo preordinato alla disciplina di comportamenti che possono recare danno o disturbo all’ambiente ed alla sicurezza pubblica è stato elaborato un nuovo testo che è stato sottoposto all’esame della Commissione Affari Istituzionali e successivamente del Consiglio comunale.

Il nuovo regolamento, oltre a rappresentare uno strumento di riferimento volto ad indicare i comportamento da adottare nello svolgimento di attività legate alla gestione del territorio rurale, consente agli uffici di svolgere in modo più efficiente ed efficace sia le attività di tipo preventivo/informativo all’utenza che le attività di tipo sanzionatorio per eventuali comportamenti illeciti o dannosi.

Nel regolamento sono specificate le norme relative al servizio di Polizia rurale, della Commissione Agricoltura e Territorio, alla pulizia dei terreni incolti, all’accensione dei fuochi nei fondi, all’aratura dei terreni distanze di rispetto dalle strade e dai canali nell’esercizio dell’attività agricola, alla tutela e manutenzione dei fossi e dei canali, alla gestione del deflusso delle acque piovane, alle siepi e alberi prospicienti le strade, alle piantumazioni ai confini, all’irrigazione, all’irrorazione con prodotti fitosanitari e loro coadiuvanti, alla deriva di prodotti fitosanitari e loro coadiuvanti, al rifornimento, lavaggio, scarico e manutenzione delle attrezzature irroranti, allo smaltimento dei contenitori vuoti di prodotti fitosanitari e loro coadiuvanti, alla conservazione dei prodotti fitosanitari e loro coadiuvanti e infine alle sanzioni.

Nello specifico il regolamento ha lo scopo di dettare norme idonee a garantire, nel territorio comunale, la sicurezza dell’attività agricola e la conservazione del territorio, concorrendo alla tutela dei diritti dei privati in armonia con il pubblico interesse. In particolare le norme perseguono l’obiettivo di rendere compatibile l’attività agricola con la tutela attiva dell’ambiente attraverso la salvaguardia e la manutenzione dei fossi, dei canali, dei rii comunque denominati e delle altre opere di drenaggio a difesa del territorio, il corretto utilizzo dei prodotti fitosanitari, la salvaguardia delle strade e di altri manufatti di uso pubblico.

Il regolamento trova applicazione su tutto il territorio comunale, sul quale viene svolta qualsiasi attività agricola. Ogni attività od opera compresa nel regolamento dovrà comunque rispettare le norme di settore e i vincoli ambientali, paesaggistici, idrogeologici o comunque previsti dalla normativa vigente.

Il servizio di polizia rurale consiste nel complesso delle funzioni espletate per assicurare, nell’ambito del territorio comunale, l’applicazione e l’osservanza delle leggi e dei regolamenti dello Stato, della Regione, nonché delle norme del Comune, al fine di coniugare l’esercizio dell’attività agricola con il rispetto della tutela dell’ambiente e degli ecosistemi, in sintonia con i principi dello sviluppo sostenibile nonché del diritto di proprietà, nell’interesse generale della cultura, della tradizione agraria e della vita sociale delle campagne. La vigilanza sul rispetto delle norme di polizia rurale è garantita dal personale di polizia locale, nonché dagli Ufficiali ed Agenti di Polizia Giudiziaria nell’ambito delle rispettive competenze.

I luoghi di uso comune dei fabbricati, le aree scoperte di uso privato, i terreni non edificati devono essere tenuti puliti e rispettosi del comune decoro dai rispettivi proprietari o conduttori. I proprietari ovvero coloro che hanno la disponibilità di terreni non edificati, qualunque sia il loro uso e destinazione, devono conservarli costantemente liberi da rifiuti anche se abbandonati da terzi. E’ fatto obbligo conservare i terreni costantemente puliti evitando il sorgere di rovi, erbe infestanti, ecc. provvedendo all’esecuzione di almeno due sfalci nel periodo estivo o comunque evitare di lasciarli in evidente stato di abbandono per impedire il proliferare di insetti, ratti, biscie ecc.

In caso di inadempienza l’autorità competente con propria ordinanza intima la pulizia delle aree assegnando un termine congruo per l’esecuzione del lavoro. Nel caso di ulteriore inosservanza, salva l’applicazione della relativa sanzione pecuniaria, l’amministrazione comunale provvede alla pulizia rimettendone i costi ai proprietari o conduttori.

Nei centri abitati, così come definiti dal Codice della Strada, è vietato accendere fuochi per lo smaltimento della sterpaglia, dei residui della potatura, dei residui della manutenzione e taglio delle siepi, dei residui colturali. Lo smaltimento di questi residui dovrà avvenire mediante il loro conferimento presso i centri di raccolta predisposti dal Comune.

Fuori dei centri abitati lo smaltimento potrà avvenire quando i residui risultano essere secchi, nei mesi da ottobre a marzo compresi. Il proprietario dovrà adottare le precauzioni indispensabili per prevenire incendi e non arrecare danni a persone e cose. A tal fine il cumulo del materiale destinato all’abbruciamento deve essere collocato ad una distanza minima di 100 metri da strade e luoghi pubblici, dalle ferrovie, dalle abitazioni, dagli edifici, dai boschi, dalle piantagioni, dalle siepi e da qualsiasi deposito di materiale infiammabile o combustibile.

Il proprietario del fondo o il conduttore deve assicurare la presenza ininterrotta di un adeguato numero di persone maggiorenni durante lo svolgimento di tutte le operazioni di abbruciamento, fino al completo spegnimento dei fuochi, onde evitare ogni pericolo di riaccensione. Nelle giornate ventose le operazioni di accesione ed abbruciamento non sono consentite. Le aziende agricole e le aziende per la manutenzione del verde dovranno smaltire i materiali di risulta presso i centri autorizzati. La bruciatura nei fondi di teli, legacci, sacchi, imballaggi e rifiuti di qualsiasi natura, è punita come smaltimento di rifiuti non autorizzato.

I proprietari dei fondi agricoli che confinano con i fossi delle strade pubbliche comunali, vicinali e private aperte al pubblico o i loro aventi causa, non possono arare i loro fondi sul lembo del fosso delle strade ma devono formare tra il fosso e il loro fondo, regolare capezzagna (o cavezzagna) di almeno metri 3 per l’aratura trasversale e di almeno metri 1 per l’aratura longitudinale per potervi compiere le necessarie manovre con l’aratro, le macchine operatrici o qualsiasi altro mezzo agricolo, senza impegno o danneggiamento delle strade, delle ripe e dei fossi.

I frontisti delle strade non dotate di cunetta, per le manovre con i mezzi agricoli senza arrecare danno alle strade stesse, non possono arare i loro fondi sino al confine di proprietà stradale, ma devono formare lungo la stessa una regolare capezzagna di almeno metri 3 per l’aratura trasversale e di almeno metri 1 per l’aratura longitudinale.

Le distanze da osservare per l’aratura nelle vicinanze di acque pubbliche o di uso pubblico sono di metri 1 per l’aratura longitudinale e di metri 3 per quella trasversale al fine di potervi compiere le necessarie manovre con l’aratro, le macchine operatrici o qualsiasi altro mezzo agricolo.

Sulle capezzagne è ammesso l’inerbimento naturale o controllato purché le lavorazioni necessarie siano di tipo superficiale (massimo 25 cm. fresatura, erpicatura, estirpatura, ecc.), in modo da non danneggiare la compattezza del terreno.

L’aratura dei terreni in pendio, nei pressi delle strade, dovrà essere effettuata a scolmare a monte della strada, onde evitare il pregiudizievole accumulo di terreno, a colmare a valle della stessa per evitare l’eccessiva asportazione di terreno. Il solco di aratura deve correre parallelo alla strada e la zolla prodotta dal solco dovrà essere rivolta al lato opposto della strada.

E’ vietato occupare le strade pubbliche o ad uso pubblico con trattrici e macchine agricole operatrici per l’effettuazione di manovre attinenti le attività agricole.

Le scarpate dei fondi laterali alle strade o ai fossi devono essere mantenute in stato tale da impedire lo scoscendimento dei terreni, l’ingombro della sede stradale, delle sue pertinenze (fossi, canalette ecc.) o dei fossi. Devono altresì essere mantenuti sgombri i fossi dal terreno che vi fosse eventualmente caduto in modo da garantire il libero deflusso delle acque.

Sono proibiti l’alterazione dei fossi laterali alle strade e delle loro sponde, lo scavo di nuovi fossi, l’intubamento anche parziale e precario di quelli esistenti compreso quello di praticarvi terrapieni o passaggi, salvo il permesso dell’Autorità competente. E’ vietato sbarrare, intercettare o costruire qualsiasi opera sui corsi d’acqua superficiali, canali e fossi senza l’autorizzazione dell’Autorità competente. Ai proprietari o ai conduttori del fondo ed ai frontisti di corsi d’acqua pubblici (fiumi e torrenti) è vietata l’esecuzione di opere in alveo e ogni alterazione della vegetazione ripariale nella fascia di m 10 dal ciglio di sponda o dal piede esterno dell’argine, salvo autorizzazione dell’Ente Competente. I proprietari o conduttori del fondo,  i frontisti e tutti coloro che hanno un diritto reale di godimento sui terreni, sono tenuti a mantenere in piena efficienza i fossi di guardia, di scolo, le cunette stradali in corrispondenza degli accessi ai fondi e tutte le altre opere di sistemazione, liberandoli dai residui di lavorazione dei terreni nonché dalle foglie e dal terriccio in essi accumulatisi così da garantire il naturale deflusso delle acque. Tali obblighi sussistono anche per i terreni a coltura agraria nei quali siano state sospese, temporaneamente o permanentemente, le lavorazioni del suolo.  Negli interventi di manutenzione dei fossi stradali è necessario operare in modo da non incidere in nessun caso il piede della scarpata sovrastante, eventualmente riducendo, ove indispensabile, la superficie della sezione del fosso medesimo.

6. Le distanze da osservare per piantare alberi in prossimità dei confini con il demanio idrico, sono quelle di almeno metri 4 per gli alberi di piccolo fusto e di metri 8 per gli alberi ad alto fusto. In tale fascia è comunque vietato bruciare, estirpare o sradicare la vegetazione ripariale presente al fine di non pregiudicare la stabilità delle sponde. Ai proprietari di fossi e/o canali privati, di corsi d’acqua privati, naturali o no, o ai loro aventi causa, è fatto obbligo di provvedere alla pulizia dalla vegetazione in modo tale da renderli sgombri dall’eccessiva proliferazione e da evitare il formarsi di depositi di materiali vari che impediscano, anche nel caso di intensificazione dei flussi idrici, il naturale deflusso delle acque, impedendone la fuoriuscita nelle aree circostanti. I fossi di proprietà privata e i tombini prospicienti strade pubbliche o di uso pubblico devono essere spurgati almeno una volta all’anno e, occorrendo, anche più volte, a cura e spese dei proprietari o dei conduttori dei fondi. Fatto salvo quanto previsto dal comma seguente, al fine di salvaguardare la capacità di regimazione delle acque meteoriche, è fatto divieto ai proprietari, ai conduttori dei fondi e a tutti coloro che hanno un diritto reale di godimento sui terreni di sopprimere fossi e canali o di intubarli, totalmente o parzialmente, senza l’autorizzazione dell’Ente competente. Nelle ricomposizioni fondiarie e sistemazioni agrarie è fatto obbligo di ricostituire ai margini dei nuovi fondi una rete di affossature che garantisca almeno la preesistente capacità di invaso complessiva dell’area oggetto dell’intervento. Qualora da un evento meteorico che non abbia il carattere della eccezionalità riconosciuta con decreto, derivino danni a manufatti o proprietà altrui, scaturisce la responsabilità a carico del proprietario o del conduttore del fondo che sono tenuti alla rifusione dei danni prodotti qualora non siano state messe in atto le indicazioni di cui al presente articolo. In prossimità dei corsi d’acqua è vietato il deposito ancorché temporaneo di materiali  che potrebbero disperdersi nel corso d’acqua stesso.

Al fine di garantire un’appropriata sistemazione del terreno per lo smaltimento delle acque in eccesso, idonea a prevenire fenomeni di dissesto anche nel caso di eventi atmosferici ordinari, le acque piovane che cadono sui terreni, coltivati o no, devono essere regimate dai proprietari o dai conduttori dei fondi, attraverso la realizzazione di fossi di scolo (scoline). Le scoline devono essere realizzate in funzione delle caratteristiche specifiche dell’appezzamento e dimensionate per lunghezza della sezione e pendenza  in modo tale da garantire il deflusso regolare delle acque intercettate fino al collettore di destinazione. Le scoline che si dimostrino o fossero incapaci di contenere l’acqua che in esse confluisce e di smaltirla senza danni a terzi o alle cose, dovranno essere convenientemente, allargate, approfondite e opportunamente regimate.

Salvo quanto previsto dal vigente Codice della Strada , sulle strade comunali e vicinali è vietato:

condurre trattori cingolati che non siano muniti di sovrappattini o che abbiano ruote metalliche non protette da parti lisce; trainare a strascico legname, fascine o altro materiale a meno che le strade non siano coperte da uno strato di neve o di ghiaccio sufficiente ad evitare il danneggiamento della sede stradale.

Per le distanze dal confine stradale da rispettare ai fini della piantumazione di siepi ed alberi si osservano le distanze previste dal Codice della Strada e dal relativo regolamento di esecuzione.

I proprietari o i conduttori dei fondi frontisti di strade comunali, vicinali e private aperte al pubblico, con siepi, alberi e vegetazioni varie, in prossimità del confine stradale, sono tenuti a sfrondare i rami protesi sulla sede stradale a quote inferiori a metri 5 (cinque), sui marciapiedi od altri passaggi pedonali ciclabili inferiori a metri 3 (tre), onde consentire adeguata visibilità e libera circolazione dei veicoli e dei pedoni. I rami e le fronde degli alberi non dovranno in alcun modo creare ostacolo alla segnaletica stradale, alla pubblica illuminazione e/o altre infrastrutture stradali. Le radici degli alberi protese verso la pubblica via dovranno essere recise in modo da non alterare la pavimentazione della stessa o altre infrastrutture stradali salvo che gli stessi siano oggetto di tutela ambientale. I proprietari o i conduttori di cui al comma precedente sono tenuti, con opportuni accorgimenti ovvero con raccolta o potature preventive, ad evitare che eventuali frutti, bacche o rami cadano sulla sede stradale creando pericolo o disagio alla circolazione. Qualora ciò avvenga dovranno intervenire tempestivamente per prevenire pericoli per la circolazione.

Gli alberi piantumati nelle vicinanze delle strade comunali, vicinali e private aperte al pubblico, che per la loro altezza, grossezza ed inclinazione possano cadere  ed arrecare pericolo per la circolazione stradale dovranno essere rimossi.

Chiunque violi le disposizioni di cui al comma 2 è tenuto a procedere allo sfrondamento in solido con il proprietario e con i titolari di diritti reali o personali di godimento sul fondo, ai quali tale violazione sia imputabile. L’autorità comunale competente dispone con ordinanza le operazioni a tal fine necessarie ed il termine entro cui provvedere, decorso il quale l’ente procede all’esecuzione in danno dei soggetti obbligati ed al recupero delle spese sostenute.

Per le piantumazioni di alberi, viti e siepi al confine delle proprietà private si applicano le disposizioni dell’articolo 892 del codice civile:

tre metri per gli alberi di alto fusto. Rispetto alle distanze, si considerano alberi di alto fusto quelli il cui fusto semplice o diviso in rami, sorge ad altezza notevole, come sono i noci, i castagni, le querce, i pini, i cipressi, gli olmi, i pioppi, i platini e simili;

un metro e mezzo per gli alberi di non alto fusto. Sono reputati tali quelli il cui fusto, sorto ad altezza non superiore a tre metri, si diffonde in rami;

mezzo metro per le viti, gli arbusti, le siepi vive, le piante da frutto di altezza non maggiore a due metri e mezzo;

un metro qualora le siepi siano di ontano, di castagno o di altre piante simili che si recidono periodicamente vicino al ceppo, e di due metri per le siepi di robinie.

La distanza si misura dalla linea del confine alla base esterna del tronco dell’albero nel tempo della piantagione, o dalla linea stessa al luogo ove fu fatta la semina. Le distanze anzidette non si devono osservare se sul confine esiste un muro divisorio, proprio o comune, purché le piante siano tenute ad altezza che non ecceda la sommità del muro. Per il taglio di rami e/o radici che invadono il fondo del vicino si applicano le seguenti disposizioni: quegli sul cui fondo si protendono i rami degli alberi del vicino può in qualunque tempo costringerlo a tagliarli, e può egli stesso tagliare le radici che si addentrano nel suo fondo, salvi gli usi locali.

Se gli usi locali non dispongono diversamente, i frutti naturalmente caduti dai rami protesi sul fondo del vicino appartengono al proprietario del fondo su cui sono caduti.

Se a norma degli usi locali i frutti appartengono al proprietario dell’albero, il proprietario del fondo deve permettere l’accesso a chi vuole riprendere la cosa sua o consegnare la cosa.

Ai proprietari o ai conduttori del fondo è fatto obbligo di mantenere in efficienza la viabilità poderale e di rispettare gli alberi isolati o a gruppi nonché le siepi e i filari d’alberi confinari, ai sensi di quanto previsto dalle leggi regionali in materia, salvo il permesso dell’Autorità competente

L’irrigazione delle colture deve essere effettuata in modo tale da non arrecare danni o molestie a terzi.

L’irrigazione dei terreni laterali alle strade pubbliche deve essere regolata in modo tale che le acque non cadano sulla sede stradale, né comunque intersechino questa e le sue pertinenze, al fine di evitare qualunque danno al corpo stradale o pericolo per la circolazione.

In ottemperanza agli obblighi di cui al comma 2 del presente articolo, gli aventi diritto sui terreni laterali sui quali si effettua l’irrigazione devono collocare gli apparecchi per l’irrigazione ad una distanza dal confine stradale ed in una posizione tale da prevenire la caduta di acqua sulla carreggiata, ed inoltre devono realizzare le opportune canalizzazioni per evitare che l’acqua irrigua invada, anche occasionalmente, la sede stradale.

Nelle zone agricole è consentita l’irrorazione di fitosanitari e loro coadiuvanti purché la miscela irrorata non raggiunga persone, animali o veicoli transitanti lungo le strade.

L’irrorazione con prodotti fitosanitari e loro coadiuvanti è vietata in presenza di brezza, ovvero di vento tale da rendere foglie e rametti costantemente agitati.

Fatte salve le norme vigenti in materia di tutela delle acque potabili, in prossimità di fiumi, pozzi e canali ed altri corpi idrici l’irrorazione con prodotti fitosanitari e relativi coadiuvanti può essere effettuata solo nel caso in cui vengano adottate tutte le misure e le cautele atte ad evitare che il prodotto irrorato raggiunga il corpo idrico e le sue immediate vicinanze.

L’irrorazione di prodotti fitosanitari è consentita purché la miscela irrorata, durante il fenomeno della deriva, non raggiunga persone, animali, la proprietà di terzi o veicoli transitanti lungo le vie.

Le operazioni di rifornimento, lavaggio e scarico di eventuali residui e la manutenzione delle attrezzature utilizzate per la distribuzione di prodotti fitosanitari e loro coadiuvanti non possono essere effettuare in luogo pubblico o aperto al pubblico.

Il rifornimento delle cisterne delle attrezzature irroranti deve essere effettuato con metodi e dispositivi tecnici che siano idonei a prevenire l’immissione di miscela nei corpi idrici e nelle reti degli acquedotti.

E’ vietato il rifornimento delle cisterne delle attrezzature irroranti con un collegamento diretto con le condotte di acque potabili; qualora si intenda rifornire le attrezzature irroranti con acqua potabile, la stessa deve essere prelevata con cisterne non contaminate da prodotti fitosanitari e da altre sostanze nocive.

Qualunque siano le cisterne di rifornimento, queste devono essere collegate alla fonte con sistemi di prelievo che permettano la tracimazione delle acque dai contenitori e che impediscano fenomeni di riflusso nella condotta idrica.

Per il rifornimento delle cisterne delle attrezzature irroranti, è ammesso il prelievo da corsi d’acqua o canali irrigui solo nel caso in cui si utilizzi uno specifico dispositivo di prelievo dotato di sistema antiriflusso ed a condizione che le cisterne non siano tenute a pressione.

E’ vietato lo scarico concentrato in forma puntuale della miscela residua e delle acque di lavaggio del circuito delle attrezzature impiegate per la distribuzione di fitosanitari e loro coadiuvanti; la eliminazione di tali residui è consentita, oltre che con il conferimento a ditte specializzate nello smaltimento di rifiuti pericolosi, mediante la ridistribuzione diffusa e non puntuale degli stessi nel fondo ove è stato effettuato l’intervento di irrorazione.

E’ vietato lo scarico della miscela residua e delle acque di lavaggio delle attrezzature irroranti in corsi o specchi d’acqua, fogne, canali, cunette stradali, scoline e pozzi.

I contenitori vuoti di prodotti fitosanitari e loro coadiuvanti devono essere conferiti a ditte abilitate alla raccolta ed al trasporto dei rifiuti speciali o smaltiti presso impianti autorizzati; qualora nel territorio comunale non sia ancora stato attivato un servizio di gestione di tali rifiuti, i contenitori vuoti di prodotti fitosanitari e loro coadiuvanti devono essere temporaneamente conservati in luoghi protetti ed inaccessibili a persone non autorizzate ed agli animali. I luoghi di stoccaggio dovranno essere individuati prima del loro uso e mostrati all’autorità competente in caso di controllo.

I prodotti fitosanitari e loro coadiuvanti devono essere conservati in luoghi o contenitori adeguatamente areati, non umidi, inaccessibili a persone non autorizzate e ad animali, e laddove non siano presenti derrate alimentari, mangimi o foraggi.

All’esterno dei locali o sui contenitori di stoccaggio dei prodotti fitosanitari e loro coadiuvanti deve essere apposto un idoneo cartello recante la dicitura “Materiale tossico” o “Veleno” o “Simili”.

I luoghi di stoccaggio dovranno essere individuati prima del loro uso e mostrati all’autorità competente in caso di controllo.

La reiterazione di violazioni al presente regolamento determina comunque l’applicazione della sanzione pecuniaria di importo almeno superiore alla metà del massimo.

Salvo che la legge non disponga altrimenti, l’inosservanza delle norme al presente regolamento è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da € 50,00 a € 500,00

Per le violazioni alle norme del presente regolamento di cui agli articoli 6 e 7 all’applicazione della sanzione pecuniaria consegue l’obbligo del ripristino dello stato dei luoghi o di rimozione delle opere abusive.

Contenuto inserito il 06/07/2015

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Autore Ufficio Stampa

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