La Città di Tolentino conferisce la cittadinanza onoraria ai nati in Italia da genitori stranieri

Con votazione favorevole unanime, la Giunta municipale del Comune di Tolentino ha deliberato di conferire la cittadinanza simbolica della Città di Tolentino ai nati in Italia da genitori stranieri, regolarmente residenti nel Comune.

Prossimamente, con una cerimonia pubblica, saranno consegnati a questi ragazzi un diploma di conferimento della cittadinanza simbolica e copia della costituzione italiana.

La cittadinanza italiana  si può ottenere (oltre che attraverso la naturalizzazione di chi possiede una cittadinanza diversa) in conseguenza della nascita da un genitore in possesso della cittadinanza italiana: il cosiddetto ius sanguinis. Lo ius sanguinis è detto anche “modello tedesco” e presuppone una concezione “oggettiva” della cittadinanza che in epoca ottocentesca era stata individuata come basata sul sangue, sull’etnia, sulla lingua e sulla comune civiltà. Lo ius soli, invece, che implica l’acquisto della cittadinanza per tutti coloro che nascono in una nazione, è detto anche “modello francese” e presuppone una concezione “soggettiva” della cittadinanza intesa, sempre nell’Ottocento, come “plebiscito quotidiano”, ovvero come scelta continuamente rinnovata di far parte di una nazione. Storicamente lo ius soli fu adottato da paesi che avevano un elevato flusso di immigrati (come ad esempio la Francia, il Regno Unito ed in generale i paesi delle Americhe: Stati Uniti, Brasile, Argentina, Canada, ecc.). Al contrario lo ius sanguinis tendeva a tutelare i diritti dei discendenti di coloro che emigravano e quindi fu adottato dai paesi che storicamente avevano un forte flusso di emigrati (Italia, Irlanda, Israele, Spagna, ecc.) o avevano avuto ri-delimitazioni dei confini (sempre l’Italia, con i profughi istriani; Germania; Grecia; Polonia; ecc.). Nel giro degli ultimi venti anni, le categorie che avevano funzionato almeno per i due secoli precedenti sono state letteralmente rovesciate e paesi che solo pochi decenni prima avevano avuto saldi migratori altamente negativi sono divenuti invece oggetto di immigrazione (ad esempio, in Italia nel decennio 1950/60 il saldo migratorio era in negativo per circa centomila persone; in quello 60/70 per circa 83 mila; in quello 70/80 per circa 3mila; tra il 1980 e 90 era in negativo per circa 14 mila persone ed infine nel decennio 1990/200 il saldo diventa positivo per 118mila persone circa). Gli immigrati che per scelta, più o meno dettata dalla necessità, hanno abbandonato il paese di nascita per cercare in altri paesi una vita migliore per sé e per i propri figli non hanno agito diversamente da quel nostro connazionale che, negli ultimi anni dell’Ottocento, così rispose ad un rappresentante del governo che li esortava a non abbandonare la nostra nazione: “Cosa intende per Nazione, signor Ministro? Una massa di infelici? Piantiamo grano ma non mangiamo pane bianco. Coltiviamo la vite, ma non beviamo il vino. Alleviamo animali, ma non mangiamo carne. Ciò nonostante voi ci consigliate di non abbandonare la nostra Patria. Ma è una Patria la terra dove non si riesce a vivere del proprio lavoro?” (Costantino Ianni – Homens sem paz, Civilização Brasileira, 1972). Questi immigrati, ovviamente con tutte le difficoltà che un processo del genere ha comportato e comporta, hanno stabilito la propria residenza nel nostro paese e, nella maggioranza dei casi, ne hanno fatto la propria “casa”. Ancor di più i loro figli, nati nel nostro paese (i cosiddetti immigrati di seconda generazione), hanno acquisito naturalmente tutte le caratteristiche che vengono storicamente individuate come fondamentali per definire un appartenente ad una nazione, quali la lingua, il riferimento al luogo geografico, la storia, il governo, i ricordi, la scuola, le attività sociali, ecc.. Questi però, attualmente, non hanno la possibilità di essere considerati cittadini a pieno titolo, anzi, possono diventarlo solo a determinate condizioni e affrontando un lungo iter. Nel Comune di Tolentino risultano residenti, al 19 gennaio 2012, 405 persone nate in Italia da genitori stranieri (di 27 nazionalità diverse), delle quali 203 sono donne e 202 uomini, il più anziano dei quali è nato nel 1992 ed ha perciò solo vent’anni. Nella società attuale il criterio dell’acquisto della cittadinanza solo per diritto di sangue non risponde più alle ragioni per cui fu a suo tempo scelto e deve considerarsi cittadino chi invece trova e costruisce la propria esistenza e le proprie radici in un paese dove effettivamente esplica tutte le attività che di norma sono individuate come fondamentali dell’essere cittadino. Queste persone invece si trovano impedite dall’esercitare quelle attività che consentirebbero loro di essere compiuti cittadini, come quelle di cercare liberamente un lavoro o di contribuire a determinare, con la propria libera preferenza, le scelte politiche e amministrative del paese in cui vive da sempre.

Inoltre l’Assessorato alla Partecipazione ha intenzione di prevedere, all’interno del regolamento per il decentramento, la partecipazione degli immigrati regolarmente residenti all’elettorato attivo e passivo per gli organi dei comitati dei quartieri. Già alcuni enti hanno previsto la concessione di una cittadinanza di tipo onorario ai cosiddetti immigrati di seconda generazione e in merito a ciò il Presidente della Repubblica ha espresso il proprio favorevole apprezzamento ritenendola di “alto valore simbolico”, auspicando che ciò contribuisca a far in modo che si giunga per essi in Italia all’effettiva concessione della cittadinanza ordinaria.

La Giunta ha deliberato su proposta del Vicesindaco e Assessore alla Partecipazione ed all’integrazione Alessandro Bruni.

Data di pubblicazione:
08/02/2012
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